Quello che non ci piace dire della vendemmia 2018

Le previsioni vendemmiali in Italia sono storicamente un rito dove difficilmente si esce da solito codice di comunicazione dove alla fine si tenta di salvare sempre tutto

Per un giornalista del vino se c’è un momento “divertente” è quello del periodo pre vendemmiale che oscilla tra metà giugno e ferragosto.
È divertente, l’aggettivo è volutamente provocatorio, perché in circa due mesi riceviamo poche comunicazioni ufficiali (da istituzioni varie, associazioni di categoria, consorzi, ecc.) di vendemmie da “molto buone” a “eccellenti” e contemporaneamente una miriade di telefonate e mail dove emergono in mare di distinguo.
Non fa eccezione questa pre vendemmia 2018 annunciata “ufficialmente” come una grande annata e allo stesso tempo però, da molti a noi raccontata (ma rigorosamente a microfoni spenti), come molto più complessa e preoccupante. Il principale problema in molte parti d’Italia è sicuramente la peronospora, ma le ingenti piogge di giugno in numerosi territori avrebbero, a detta di parecchi nostri interlocutori, generato una situazione fisiologica della vite molto imprevedibile, difficile da decifrare.
Nei giorni scorsi un noto produttore veneto, ma con realtà anche in altre zone italiane, ci raccontava come per certi aspetti questa vendemmia lo spaventava di più di quella del 2014.
“E non mi capacito “ aggiungeva “ di come la si voglia far passare come una grande annata”.
Sempre pochi giorni fa ricevevamo commenti simili dalla Sicilia, dalla Maremma, da alcune zone dell’Abruzzo, dal Trentino e altri territori ancora.
Non abbiamo però la presunzione di aggiungere anche Wine Meridian tra gli osservatori pre vendemmiali, non abbiamo una copertura sufficiente di relazioni per garantire informazioni ampie e credibili.
Ci vogliamo, pertanto, limitare, come spesso facciamo, ad un’analisi di tipo comunicativo. E partiamo da una domanda: perché, se dobbiamo proprio fare previsioni, non tentiamo di farle più accurate e credibili?
La genericità, come è ormai noto a tutti, è nemica della comunicazione efficace. Se tutti dicono più o meno la stessa è evidente che il livello di comunicazione perde fortemente di valore.
Se poi la comunicazione riguardo un settore nel suo complesso, così ampio e diversificato come quello del vino italiano, essere “generici” rischia anche di farci perdere per l’ennesima volta di autorevolezza.
Se ci pensate sono le stesse cose che scriviamo, non solo noi per la verità, quando ci sono gravi fenomeni atmosferici e non riusciamo mai a dare un bilancio veritiero.
Eppure noi non ci stancheremo mai di ripetere che questo è un errore che si tramuta soprattutto nella credibilità del nostro sistema produttivo e soprattutto nel valore dei nostri vini.
Quando quel produttore veneto che ci raccontava che “quest’anno per lui produrre qualità gli costerà molto di più”, cercherà di recuperare i suoi costi sul mercato si troverà una strada sbarrata dal cartello:”2018 annata eccezionale senza nessun problema”.

http://www.winemeridian.com/news_it/quello_che_non_ci_piace_dire_della_vendemmia_2018_2596.html

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